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venerdì, 08 dicembre 2006

SGUARDO AL PASSATO: EUROPEI U22, 1998 (PRIMA PARTE)

Uno dei pochi piaceri che il passare del tempo ci riserva è il senso della prospettiva, la possibilità di gettare un occhio al passato per rileggerlo armati del senno di poi. Funziona anche per il basket? Proviamoci, dando un'occhiata ad un paio di edizioni dei Campionati Europei under-22, per vedere come si è andata sviluppando la carriera di qualcuno di quei prospetti, soffermandoci in particolare su quelli che per un motivo o l'altro non hanno avuto, nè dato, le soddisfazioni pronosticate.
Cominciamo dall'edizione 1998, organizzata in Sicilia, che vide la seguente classifica finale :

1.Jugoslavia 2.Slovenia 3.Turchia 4.Spagna 5.Francia 6.Italia 7.Germania 8.Lituania 9.Croazia 10.Israele 11.Grecia 12.Lettonia

RakocevicLa Jugoslavia era la grande favorita e si comportò come tale, un vero schiacciasassi la cui unica sconfitta (peraltro di misura contro la Germania) arrivò a qualificazione ai quarti ampiamente raggiunta. Poi, nelle partite che contavano, qualche brivido contro la Lituania, avanti di 9 alla fine del primo tempo e poi superata con una ripresa impeccabile, facile semifinale contro la Turchia e senza storia la finale contro la
Slovenia, schiantata dai 37 punti di un Rakocevic (foto) sensazionale, fresco fresco di selezione al secondo giro del draft NBA da parte dei Minnesota Timberwolves. Era una Jugoslavia a trazione posteriore, con al timone la premiata ditta Rakocevic-Jaric all'epoca non ancora acerrimi rivali. La terza punta era Veselin Petrovic, guardia di origini bosniache, capace di ritagliarsi un'ottima carriera in patria, vestendo le maglie di Partizan, Zeleznik e Buducnost, per poi approdare in Belgio, dove ha giocato per il Pepinster ed ora all'Ostenda impegnato in ULEB Cup. Ottimo difensore, grande leadership, è sempre stato il giocatore più amato dai tifosi ovunque abbia giocato, per la capacità di supplire alla mancanza di vero talento ( a parte un discreto tiro da fuori ) dando il 110 % in ogni occasione e per tutto il tempo che rimane in campo. Un brutto infortunio subito quando ancora vestiva la maglia del Partizan ne ha ridotto notevolmente l'atletismo (probabilmente chiudendogli per sempre le porte dell'Eurolega e dei più alti livelli continentali ) ma ha avuto la forza di riprendersi, aggrappandosi proprio a quelli che sono sempre stati i suoi punti di forza, ossia il cuore e gli attributi. Esattamente ciò che ha sempre difettato ad Aleksandar Glintic, centrone grande e grosso che in quella squadra si divideva il minutaggio con Jovo Stanojevic e Ratko Varda (che ebbe qualche problema fisico ). Già piuttosto lento di suo, Glintic ha sempre avuto la tendenza a metter su chili, il che ha contribuito ad alienargli le simpatie di ogni staff tecnico per cui abbia giocato. Peccato perchè le mani sono sempre state educatissime ed il suo tiro (anche da oltre l'arco) da rispettare. I maligni suggeriscono che in realtà il tiro se lo sia costruito come scusa per non andare a fare a botte sotto canestro, e in effetti ci può stare, anche se grazie alla sua stazza il fatturato rimbalzi è sempre stato decente. Dopo un paio di anni infruttuosi al Partizan ha preso a girovagare per l'Europa, con esperienze in Francia e soprattutto Bulgaria, dove con la maglia dell'Akademik ha avuto forse la migliore stagione in carriera, come arma tattica accanto ad un altro notevole plantigrado come Priest Lauderdale, vale a dire il frontcourt più lento d'Europa, o giù di lì. Nel roster, tra gli altri, Dragan Ceranic, altro lungo dalla mano discreta, riuscito negli ultimi 3 anni a passare per Varese, Ostenda, Villeurbanne, Larissa e adesso al Panellinios, un Dejan Milojevic ancora abbastanza paffuto, lontano parente dell'ottimo giocatore che sarebbe diventato, e Bojan Obradovic, ala grande dal buon fisico e con mani discrete, ma poca esplosivo, sempre troppo apatico in difesa e a rimbalzo. Ha girato un po' tra Polonia, Francia e Belgio, per poi finire lo scorso anno al Pivovarna in Slovenia. Nella sua breve esperienza francese qualcuno ne ha parlato come della brutta copia di Vasco Evtimov, il che dovrebbe dire tutto.

La Slovenia perse malamente la finalissima, ma aveva gettato ottime basi per il futuro ( due anni dopo, in Macedonia, arriverà lo storico alloro continentale, sempre versione under 20 ovviamente ). E chissà, se
Matjaz Smodis fosse stato disponibile anche per la seconda fase, le cose sarebbero potute andare diversamente già in questa edizione. Indiscutibilmente uno squadrone, dalla rotazione infinita. Gregor Hafnar era il terminale offensivo numero uno, accanto a lui un Primoz Brezec ancora molto acerbo ma dominante dal punto di vista fisico, Jaka Lakovic e Goran Jurak a fornire un ottimo contributo partendo dalla panca, ed in misura minore diedero il loro apporto anche Marko Maravic e Marko Verginella, visti
anche dalle nostre parti. Ma in quella nazionale rivestivano un ruolo importante anche altri giocatori la cui carriera non si è poi dipanata secondo le previsioni. Parliamo anzitutto di Dragisa Drobnjak, ala molto fisica nativo di Kranj, che ad occhio e croce dev'essere per la Slovenia ciò che Flint è per il Michigan. Fondamentalmente un inbetweener nelle posizioni di ala, è sempre stato un buon difensore e rimbalzista, pur senza essere particolarmente rapido o atletico, mentre in attacco oltre ad un discreto uno contro uno, ha sviluppato negli anni un tiro dai 4-5 metri affidabilissimo. A fronte di queste qualità, Drobnjak non è però mai riuscito a fare il passo ulteriore: visto in Eurolega a Lubiana, l'impressione che ha dato è sempre quella di essere un giocatore strettamente di rotazione e situazione, capace di garantire 10-12 minuti solidi e poco altro, dopodichè i suoi limiti offensivi ( soprattutto raggio di tiro limitato ) e difensivi ne sconsigliano l'impiego. Nelle finali dello scorso campionato sloveno ha però disputato ottime partite, ed è stato premiato con la chiamata da parte del Turow, in Polonia. Non sarebbe comunque rientrato nei piani dell'Olimpija, che l'ha lasciato andare senza ripensamenti. Quello di Ernest Novak è un caso più strano.
Guardia tiratrice dall'ottima mano, piagata però da un fisico piuttosto fragile e da un'incredibile discontinuità, ha giocato due anni a Ludwigsburg, in Bundesliga, dove alternava prestazioni balistiche
notevolissime ad altre assolutamente ignobili, senza soluzione di continuità. Richiamato a Lubiana, si è infortunato, perdendo di fatto tutta la scorsa stagione, e quest'anno sta provando a rilanciarsi con i cugini dello Slovan. Per finire, il play titolare di quella squadra era invece Milos Sporar, un nome che all'epoca mieteva molta più considerazione rispetto a quello di Lakovic, tanto per dare un'idea. Ovviamente nel giro Olimpija, dopo un paio di annate spese a farsi le ossa in una squadretta satellite, venne scaricato su due piedi dalla casa madre. Il motivo principale era ovviamente la necessità di valorizzare il suo compagno/rivale Lakovic, ma la voce che aveva preso a circolare riferiva invece di un caratterino tutt'altro che facile. Ha trovato una seconda patria in Polonia, dove gioca tuttora e dove, a Koszalin, è riuscito pure a mettere insieme 21 assist in una singola partita, record di lega. Ma a fronte di cifre apparentemente discrete, il fatto che un playmaker cambi 8 squadre in appena 5 anni qualcosa dovrà pur dire...

La Turchia a sua volta continuava nel paziente processo di costruzione della nazionale che avrebbe di lì a poco disputato da protagonista gli europei senior in casa propria. Altra squadra lunghissima, aveva le
proprie stelle "ufficiali" in Hidayet Turkoglu, Kerem Tunceri ed Omer Onan, con Memo Okur e Serkan Erdogan, che pur con un minutaggio ridotto, già facevano intravedere ottime cose. Insieme a loro, altri giocatori sui quali la mezzaluna contava molto e di cui invece si è sentito parlare sempre meno. Il primo e più famoso di questi era il turco di Tbilisi Zaza Enden ( o Eladze..), uno degli ultimi protagonisti delle naturalizzazioni facili ( se non si tiene presente l'affaire Ilyasova ) cui la Turchia allora attingeva abbondantemente. Ala grande dal fisico robusto ( fin troppo, specie negli ultimi anni ), era stato svezzato dal Fenerbahce, dove ha giocato una decina d'anni fino a divenirne capitano. La società aveva investito molto su di lui, tanto da resistere alle allettanti offerte di Efes ed Ulker, salvo poi doversi mordere le mani una volta constatato come sia dal punto di vista del gioco che ( cosa ben più grave ) mentale, Enden fosse rimasto ai tempi della Under20. Famoso ( o famigerato ) per il numero di falli tecnici collezionati in carriera, è balzato agli onori delle cronache per un paio di incredibili episodi, il primo dei quali avvenuto qualche anno fa durante una gara contro il Tekelspor. Soggetto privilegiato, come sempre d'altronde,
dei cori di scherno avversari, durante una pausa del gioco si avvicinò ai responsabili intimando il silenzio. Ovviamente la richiesta non fu accolta ed il buon Zaza non trovò di meglio che scavalcare le transenne e buttarsi in mezzo ai tifosi per farsi giustizia da solo, scatenando una gazzarra sedata solo dall'intervento della polizia (Il destino cinico e baro ha poi voluto che proprio al Tekel chiudesse poi la carriera in patria). Il secondo fatto curioso avvenne durante una sfida contro l'Efes. Ad un certo punto durante il normale svolgimento della gara si vide volare un seggiolino in campo, per fortuna senza che nessuno fosse
colpito. Enden, da buon capitano, individuato l'autore del gesto, tra lo stupore generale, andò ad acchiapparlo in curva trascinandolo di peso nelle mani della sicurezza, il tutto mentre "tifosi" degli altri settori ne approfittavano per invadere il campo, col risultato che la gara rimase sospesa per oltre un'ora.. Da segnalare anche un'infruttuosa esperienza nella ProB francese, dove riuscì a farsi talmente benvolere da sollecitare il taglio dopo poche giornate. I nomi di Alpay Oztas e Orhan Guler non saranno ignoti agli appassionati italiani. Il primo fu protagonista ( assai marginale, d'accordo ) della cavalcata trionfale di Siena che vinse la Saporta Cup edizione 2001-02. Ala grande dall'ottimo tiro ( e praticamente nient'altro ), era stato espressamente richiesto da coach Ataman nonostante le sue credenziali non fossero poi questo granchè. In Italia giocò assai poco senza avere alcun tipo di impatto, come del resto in patria, dove è prontamente rientrato dopo l'esperienza senese, e dove continua a vivacchiare senza infamia e senza lode. Gli appassionati italiani lo ricorderanno soprattutto come risposta alla domanda " Chi è stato il primo giocatore turco a militare in serie A ? ". L'estate seguente, Avellino aveva invece puntato su Guler, spacciato per playmaker quando in realtà si trattava di una combo guard molto più a suo agio nel finalizzare che nel creare. Si trattava comunque di una scommessa interessante, finita però ancor prima di cominciare con un infortunio patito in preseason che convinse coach Markovski a cambiare rotta,
affidandosi a Giovacchini e poi a Corrales. Guler, che proveniva dal campionato russo, cominciò così a girovagare per l'Europa, con fermate in Serbia e Polonia, per poi tornare in Turchia, sponda Galatasaray e
addirittura provare, all'inizio di quest'anno, l'ebbrezza di giocare in Iraq...Certamente non un campione, di certo ha avuto la sua dose di sfortuna, sotto forma di problemi fisici, senza i quali probabilmente lo avremmo visto ancora a lungo a livelli più nobili. Mustafa Abi, Onur Aydin, Arda Vekiloglu erano tra gli altri giocatori presenti in quel roster, e pur senza brillare particolarmente, hanno saputo costruirsi una carriera decente in patria.

La selezione spagnola presente a Trapani conquistò un insperato quarto posto, forse al di sopra dei mezzi di quella che era una squadra tutto sommato mediocre. Tolti Garbajosa e Roger Grimau, peraltro ancora in fieri, e magari Oriol Junyent, il resto della squadra non presentava nomi che suscitassero particolare interesse, a parte quelli di Josè Luis Maluenda e Ricardo Guillen. Maluenda, ala piccola dal grande potenziale offensivo, tiratore eccellente ma abbastanza atletico da partecipare alla gara delle schiacciate nell'All Star Game dell'ACB, era la stellina della cantera valenciana ed uno dei prospetti su cui il basket spagnolo faceva più affidamento. Nel 1999 ormai era titolare in prima squadra e stabilmente nel giro della nazionale maggiore. Ad arrestarne l'ascesa, una serie di infortuni, uno peggiore dell'altro, che nel 2001 lo bloccarono per mezza stagione. Ci riprovò, ancora al Pamesa, poi a Fuenlabrada e Bilbao, ma ormai il fisico non rispondeva più come prima. A 29 anni è andato a giochicchiare in EBA, l'equivalente della nostra B2, decisamente troppo giovane per finire così. Guillen era il capocannoniere di quella
nazionale, ma le sue potenzialità lasciavano abbastanza perplessi. Cresciuto nel Tenerife, un'ala grande piuttosto lenta e rotondetta, ma con buona mano. Ricordava un po' Felipe Reyes, rispetto al quale difettava, e non poco, di potenza. Il grosso problema stava nel dove piazzarlo in campo, essendo troppo basso per giocare da centro e non abbastanza pericoloso da ala. Un gran lavoratore, un bravo ragazzo, ma con limiti troppo evidenti, sicchè comincia il suo peregrinare, Granada, Malaga, Gijon, fino a quando non si scopre l'acqua calda, ossia che al piano di sotto, in LEB, le sue qualità sarebbero state sufficienti da coprire le debolezze. Bingo! A quel livello, in assenza di muscolari in grado di sballottarlo per il parquet, Guillen è praticamente immarcabile, e lo scorso anno ha stravinto il titolo di MVP. Praticamente scontato
che, capito come funzionano le cose, da lì non si smuoverà più. A guidare quella nazionale c'era il play tascabile Oscar Gonzalez, proveniente dal vivaio del Real Madrid. Ed il Real aveva pensato bene di spedirlo a maturare in America, a Pittsburg State ( NCAA Division II ), dove si era ritrovato col connazionale Jorge Velazquez, appartenente invece, ironia della sorte, alla cantera dell'Estudiantes. L'annata da sophomore era andata benone, col ragazzo che riceve honorable mention ad all-american, e la convocazione in nazionale giovanile ( anche per l'assenza di altro materiale umano ) è quasi automatica. Point guard classica, gran tiratore da 3, disputa un buon Europeo, e non gli mancano le offerte per
passare professionista in ACB. Declinati gli inviti e finita l'avventura americana ( è ancora il secondo miglior ladro di palloni nella storia dell'ateneo ), Gonzalez riceve la sgradita sorpresa di non essere preso
in considerazione praticamente da nessuno. Lo penalizza certamente il fisico, assai simile a quello di Raul Lopez, del quale gli manca però la velocità, ma anche il fatto di essere rimasto troppo a lungo lontano dai riflettori locali. Tocca ricominciare dal basso, un paio di annate in LEB, poi massima serie a Caceres e Valladolid, ma il salto di qualità non arriva. L'anno scorso, a sorpresa, lo richiama il Real, ad
allungare la rotazione, dietro Sonko, Scales e Rakocevic. Quest'anno sta provando a dargli fiducia il Manresa (LEB), probabilmente ultima vera chance di rimanere nel giro che conta. Completavano il roster della nazionale altri giocatori la cui carriera è stata sostanzialmente modesta, come Josep Pacreu,
ala tiratrice di scuola Joventut, Roman Montañez, ala piccola specializzata nel difendere, quest'anno al Bilbao, e David Gil, play-guardia che ha già girato un bel po' di squadre tra ACB e LEB.

postato da: mottyconlam alle ore 01:06 | link | commenti (1)
categorie: europa, dettagli
venerdì, 01 dicembre 2006

REAL E SIVIGLIA EN FUEGO

plazaIl pronostico era di quelli facili, sebbene non si trattasse di un match qualsiasi ma della grande classica del baloncesto iberico, Real Madrid-Barcellona. Come da copione i bianchi della capitale hanno letteralmente asfaltato i malcapitati catalani, precipitati ormai nel grigiore di medio-bassa classifica in un gruppone che comprende altre quattro squadre, tutte ancorate ad un non esaltante record di 4 vinte e 6 perse. Niente di nuovo sotto il sole insomma, da una parte una squadra che in campionato continua a marciare a pieno ritmo, vince e convince divertendo il pubblico, dall'altra avversari in piena crisi d'identità, ben lontani da quegli standard cui avrebbero dovuto attestarsi. Per vincere a Madrid ora come ora serve un partitone, e probabilmente non ci sarebbe riuscita nessun'altra squadra ACB, visto il momento di grazia degli uomini di Joan Plaza (foto), ma al di là del risultato, quel che davvero conta in casa blaugrana è la sconcertante opacità di gran parte della squadra, che non riesce a replicare il rendimento sino ad ora offerto in Europa (con l'eccezione dell'unico KO, rimediato nell'ultimo turno a Mosca contro il CSKA, ma inutile dire che era da mettere in preventivo). La metamorfosi che tarpa le ali al Barça di campionato è di ordine psicologico prima ancora che tecnico. Ovvia conseguenza di sconfitte del tutto inaspettate, si pensi ad esempio ai clamorosi scivoloni interni con il Gran Canaria e soprattutto col modesto Bruesa, appena un paio di settimane fa, polverizzando un vantaggio di 17 lunghezze. Che i giocatori non siano tranquilli si vede, dalle facce e dal linguaggio del corpo. Ci prova ogni tanto Basile con l'esperienza di chi ha già vissuto momenti difficili e sa come uscirne, ma anche Navarro e Trias, gli unici due a salvarsi nella debacle madrilena, poi il vuoto, o quasi. Le voci di un possibile esonero di Ivanovic si fanno sempre più insistenti, certo sarebbe piuttosto singolare mandar via un coach capace di cogliere cinque successi su sei gare in Eurolega, ma lo è ancor di più marciare in Europa e stentare in campionato. Passando al Real, vale quanto detto la settimana scorsa. Tutti gli ingranaggi girano a dovere e diventa persino difficile individuare difetti sui quali intervenire. Ogni giocatore, dal primo all'ultimo, pare già essere perfettamente inserito nei meccanismi di squadra, sicchè Plaza può attingere a piene mani alla sua panca e fidarsi ciecamente di qualunque elemento decida di gettare nella mischia. Più precisamente il coach merengue è solito affidarsi a dieci uomini dieci, ruotati con grande disinvoltura in modo da evitare un utilizzo eccessivo di alcuni, garantendo un minutaggio più o meno equo a buona parte di essi. Gli unici due ad essersi ritrovati ai margini dalle rotazioni sono il bosniaco Nedzad Sinanovic, prestato da poco alla seconda squadra composta dai giovanissimi e militante nella terza divisione (LEB II), e l'ex prospetto Hernandez Sonseca, che però troverebbe minuti importanti in quasi ogni altra squadra. Naturale a questo punto chiedersi chi riuscirà nell'impresa di infliggere il primo stop a questo formidabile Real Madrid. Ci proverà nel fine settimana il Gran Canaria, ancorato all'ottavo posto in classifica in condominio col Malaga campione in carica. Squadra altalenante, quindi imprevedibile e pericolosa, capace come detto di espugnare Barcellona, disintegrare il Valencia, sfiorare il colpo col Tau, ma al tempo stesso crollare a Fuenlabrada segnando la miseria di 43 punti (58-43; i 43 punti rappresentano il secondo punteggio più basso della storia ACB) e perdere contro il non irresistibile Granada. Al contrario del Real, non fa dell'attitudine offensiva un marchio di fabbrica e le statistiche parlano chiaro: se i madrileni sono la squadra più profilica della lega con una media di 87.3 punti a serata, il Gran Canaria ha il peggior attacco in assoluto con 70.2 punti. In compenso, il Grupo Dunas vanta a pari merito con lo stesso Real, la miglior difesa ACB, con soli 70.3 punti concessi a partita. Insomma una gara che dovrebbe vedere i ragazzi di coach Salvador Maldonado impegnati a difendere duro e a cercare di rallentare il più possibile il ritmo, evitando che le numerose bocche da fuoco merengue trovino facili canestri già dalle prime azioni. Mission impossible o quasi, ma forse proprio per la tenacia difensiva messa in mostra in queste prime dieci uscite, oltre che per la carica agonistica derivante dal fatto di giocare in casa contro la capolista imbattuta, il Gran Canaria può risultare rivale tra i più scorbutici per il Real Madrid. Giunta al capolinea la striscia di cinque vittorie consecutive del Malaga di Scariolo, che col rientro di un ancora malconcio Marcus Brown si era finalmente scrollato di dosso le critiche piovute copiose dopo il pessimo avvio stagionale. Ma il piacere di un record finalmente in attivo è stato effimero ed il capitombolo interno contro un'altra nobile in cattive acque, Valencia, ha riportato gli andalusi al 50% con cinque vinte ed altrettante perse. Partita tutt'altro che bella (58-64), ma per il Valencia non contava il bel gioco bensì solo ed esclusivamente i due punti per raddrizzare una classifica senza mezzi termini penosa, e calmare le acque in spogliatoio dopo le dure parole del coach greco Fotis Katsikaris, che si era addirittura lasciato scappare una minaccia di dimissioni in caso di mancata inversione di rotta dei suoi. Metodo un po' forte, ma efficace, vittoria di platino per un Pamesa che proverà a rilanciarsi ora nella difficile rincorsa verso le zona medio-alte di tabella, sperando di ottenere da elementi fondamentali quali Ruben Douglas e Jon Stefansson un rendimento quanto meno vicino a quello auspicato. Ma se il panamense qualche segnale di rinascita ha cominciato a darlo, non si può dire lo stesso dell'islandese che a Napoli rimpiangono in tanti e che in questa sua stagione spagnola si sta rivelando tra le maggiori delusioni, complici però alcuni problemi fisici. Non sempre le castagne dal fuoco può toglierle il pur bravo Albert Oliver...Malaga invece continua ad essere troppo Santiago-dipendente. Se il centro portoricano è in serata, la squadra fa paura a tutte, in caso contrario per Scariolo si fa grigia, anche perchè Marcus Brown appena rientrato, è lontano anni luce dalla forma migliore. In attesa che i due elementi di cui sopra tornino ai livelli abituali, l'Unicaja si affida ai suoi fiori all'occhiello, i figli della cantera Berni Rodriguez e Carlos Cabezas, forse gli unici espressisi con continuità sin dall'inizio del campionato. Anche se non va trascurata la crescita del greco Kostas Vasileiadis, utilizzato per lo più da arma tattica, ruolo che sta mostrando di coprire con grande efficacia e le cifre (9.1 punti in 18 minuti) fanno di lui una sorta di preziosissimo microwave per Scariolo. La vittoria rimediata nella trasferta di Roma due sere fa, ha risollevato anche la traballante Eurolega degli andalusi, che però ora dovranno risintonizzarsi con la massima concentrazione anche in ACB, per cancellare la brutta prova col Valencia, e riprendere la scalata verso le zone più alte. Già occupate dal Tau, l'unica compagine che sembra poter in qualche modo insidiare il primato del Real Madrid schiacciasassi, essendo caduto una sola volta in queste prime dieci giornate, in terra andalusa, contro quel Siviglia che dopo un inizio incerto sembra non volersi più fermare. Come il Real, anche i baschi vincono sciorinando un basket spumeggiante, arroccato sul quadrilatero Scola-Rakocevic-Planinic-Erdogan e la superiorità di queste due squadre rispetto a tutte le altre è stata per ora disarmante. Non sarà sullo stesso livello, ma il Siviglia continua a sorprendere e a fare risultato. Cinque vittorie consecutive, che hanno lanciato il Caja San Fernando al terzo posto assieme al Girona di Svetislav Pesic, conferendogli l'etichetta di mina vagante della lega. Le cose girano meglio da quando i due americani Hollis Price e Demetrius Alexander hanno finalmente inziato ad esprimersi secondo le loro possibilità, anche se gran merito va dato pure al bulgaro Filip Videnov, scommessa vinta dalla società andalusa, che ha creduto nel talento un po' intermittente del tiratore ex Tekelspor, visto anche al Real Madrid nel finale della passata stagione, un giocatore che sta mostrando quella solidità che in molti non gli riconoscevano. E domenica, big match: Barcellona-Siviglia, sfida cruciale per entrambe le squadre. Per i catalani un banco di prova per rilanciarsi e rendere più solida la posizione del contestatissimo Ivanovic, per gli andalusi un esame di maturità che potrebbe svelare la loro reale consistenza anche in ottica Copa del Rey, traguardo che al momento pare essere decisamente alla portata della società andalusa.  

postato da: mottyconlam alle ore 12:45 | link | commenti
categorie: europa